Voglio togliermi subito i vari denti avvelenati:
- Al Bronson ogni volta si gela. Stasera ci si stava col giubbotto. Quando ci si balla ci vuole per forza il cardigan. Cavoli.
- E’ lunedì sera. La gente ha avuto una dura giornata, chi di lavoro, chi di studio. Non si può far iniziare il gruppo principale a mezzanotte, dando la precedenza a ben due gruppi spalla. Uno di loro, i SybiAnn, gruppetto di ragazzotti locali, ha suonato quanto i No Age. Per giunta è appena arrivata l’ora legale (o solare? mi confondo sempre), quindi se il concerto finisce all’una, in realtà sono le due.
- Non si può essere in 40 a un concerto di questo calibro. Gente, ma sapete cos’è Pitchfork? O quantomeno indie-rock.it? Come vi aggiornate musicalmente sennò? Fatemelo sapere.
Bene, veniamo a noi. Non mi soffermo tanto sui gruppi spalla. Ai SybiAnn darei un 7, hanno qualche idea buona, sviluppata in modi più o meno originali. I White Circle Crime Club penso meritino lo stesso voto. Ogni tanto scadevano nel solito indie-punk, ma si sono più che riscattati con la lunga coda dell’ultimo pezzo.
No Age. La loro fama li precede. Su questo gruppo grava un pesantissimo 9.2 di Pitchfork, il che equivale a un occhio di bue puntato addosso, un piedistallo bello alto. Ora, non mi metterei mai allo stesso livello degli esimii critici del suddetto sito, ma questo live mi ha fatto venire il sospetto che qualcuno abbia un po’ peccato di eccesso di zelo. Bravi senza dubbio, ma addirittura rivelazione dell’anno? Forse è un tantino eccessivo.
Un’altra cosa che questo live mi ha aiutato a capire riguardo ai No Age, è il genere che suonano. Se ne erano lette di ogni: punk, noise, shoegaze e quant’altro. Poi li ascoltavo, e mi sembravano diversi dai Futureheads, dai Liars, dai My Bloody Valentine. Probabilmente neanche i No Age hanno capito bene che genere fare. La prima regola è sbattere con più forza possibile le bacchette su quei tamburi. Poi si prende un po’ di qua e un po’ di là. In effetti le eco shoegaze si sono sentite a tratti, e non era sicuramente il noise che mancava, ma di fatto si incastrano in un contesto puramente punk.
Il chitarrista Randy Randall cerca da subito di instaurare una comunicazione con le poche decine di presenti, dicendo “Il looks like it’s gonna be a pretty intimate show, so come closer”. E dopo aver iniziato a suonare si diverte a venir giù fra di noi a suonare. Si diverte un po’ di meno quando, risalendo i gradini, casca fragorosamente per terra, rimanendoci, giusto per fare un po’ di scena. Ah, gli americani.
Le canzoni sono belle. Boy Void, Eraser e la mia preferita Teen Creeps sono quelle che rimangono più impresse. Quest’ultima viene arricchita con una lunga coda finale che dura diversi minuti. Per contro, molte canzoni sono brevissime, sono perciò impossibile da assorbire e memorizzare.
In definitiva, è apparso un gruppo più concettuale che emotivo, con ottimi spunti musicali, i quali talvolta dovrebbero essere presi e sviluppati in canzoni più compiute.













































