Una bella mora, una bella bionda, un ragazzino, due over quaranta: questa la formazione dei Volume Courbe, gruppo londinese imperniato sulla cantante francese, schierata sotto la tettoia della spiaggia 72.
Capito alla serata senza sapere assolutamente niente di loro. E a primo impatto mi dico wow, che stile: la frangia castana della cantante, che scende morbida sui suoi occhi verdi fa a dir poco impazzire, soprattutto se la abbiniamo al look trasandato, la rende molto naif, molto francesina. Una voce esile esile che si nasconde dietro al microfono ricorda una certa cantante islandese… Poi passo alla polistrumentista alla sua sinistra: una bionda fatesca, con vestito lungo bianco, in mano violino, glockenspiel, e la tastierina che si suona soffiando di cui al momento mi sfugge il nome. In totale, due figure affascinanti.
L’esibizione vera e propria, ad essere sinceri, mi è sembrata un po’ fiacca. A parte il brano I killed my best friend, inquietantemente meraviglioso, regna una semplicità troppo semplice, un minimalismo ricercato che si disperde e finisce per non rendere in intensità. E ammetto che mi è scappata una risatina quando la cantante ha tenuto in mano per tutta la durata di una canzone un paio di campane colorate moooolto giocattolesche, per agitarle a scatti per un secondo suonarle solo una volta. Alla fine dell’esibizione, chi non sta ancora piangendo per la tristezza che ha addosso si guarda bene dal richiamare il gruppo.
[VOTO: 6,5/10]
Passiamo quindi al dj set di colui che si suppone fosse Douglas Hart dei Jesus and the Mary Chain (almeno stando al flyer dell’Hana Bi). Momenti topici:
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Kids – MGMT
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That’s not my name – The Ting Tings
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Elvis – These New Puritans
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Great Dj – The Ting Tings
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Kill The Director (CSS remix) – The Wombats
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Paint It Black – Rolling Stones
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Perdono – Caterina Caselli (No ma, SI FA?? DOPO GLI STONES? Ero esterrefatto)
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Billy Idol – Dancing With Myself
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The Whip – Trash
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Transmission (Joy Division) mixata sotto Let’s Dance To Joy Division (The Wombats): una cosa ORRENDA!
[VOTO: 8/10]
Un Commento
Dopotutto la Caselli fece la cover in italiano di “Paint it black”.
P.s. Un consiglio, tanto non ci vede nessuno: mai dire che sei arrivato tardi, che conosci poco, che qui e che là. Tutti i critici arrivano tardi, conoscono poco, e qui e là. Essendo una cosa risaputa, è inutile scriverla