Martedì 15 luglio 2008. Concerto Interpol a Ferrara [di cui recensione più in là]. Biglietti comprati ad aprile fra estasi ed emozione. E’ arrivato il giorno.
Alle 15.30 arriviamo a Ferrara (anticipo per accaparrarsi la posizione in prima fila sotto Paul Banks). Propongo di passare dietro al Castello, prima di andare agli ingressi e iniziare la lunghissima fila.
Sulla via incrociamo due tipi vestiti di nero, occhiali da sole, cappelli con tesa eleganti, uno dei due alto, con una canottiera che lascia intravedere una carnagione chiarissima. Io e la mia amica ci guardiamo, un sospetto ci accomuna. Questa gente viene dal backstage, e quello alto dei due assomiglia proprio… proprio a… LUI.
Non convinti tiriamo dritto, ed entriamo in piazza. Tuttavia ci coglie subito un rimorso. Pensiamo all’unisono, CHE CAVOLO, ERA LUI! Istantaneo il dietro front, ci mettiamo all’inseguimento. Scorgiamo i due men in black nei pressi di un bar. Stanno entrando. Corriamo.
Giungiamo davanti al bar. Ci passiamo davanti due o tre volte, sbirciando dentro. Si è levato gli occhiali. I due occhi turchese che sono emersi non mentono: si tratta di Paul Banks in persona, a pochi centimetri da noi!
Intanto cu accorgiamo che un ragazzo e una ragazza romani stanno facendo pressocchè quello che facciamo noi, e lei ci chiede: “è lui?”, e io: “sì, è lui, che si fa?” – “entriamo?” – “certo che entriamo!!”.
Entriamo in quattro nel bar. I due musicisti non si sconvolgono e continuano indisturbati a ingerire caffè e pizzette. Irrompo nella scena con un fatidico “Excuse me… Mr Banks?”. Si gira. E’ fatta. I suoi occhi turchese si posano su di noi. “Yes!” fa lui.
Prende le redini del discorso la ragazza romana: “If I pay you this -indica la pizzetta- can you take a photo with me? I’m not a stalker!” Paul sorride incredulo. “Maybe I got too much sun on my head”, continua lei. Mi sa che il sole lo ha preso davvero, e decidiamo per il suo bene di interromperla.
Paul si dimostra subito molto disponibile, e accontenta dapprima la ragazza. Poi è il turno della mia amica. Il cantante le chiede: “Ma la foto la devo fare io a te, o noi due insieme?”. Direi che la fama che si porta dietro di uomo quasi asociale è subito cancellata, si mette addirittura a far battute! Arriva il mio turno, mi posiziono accanto a lui, vado per allungare la mia macchina fotografica alla mia amica, ma Paul me la strappa di mano: “Don’t worry, let me do it. I’m quite good at such things”. Ci rimango secco. Dirige l’obiettivo verso noi due, e scatta una foto perfettamente centrata e messa a fuoco.
Dopodiché Paul e l’altro prendono le loro cose e si siedono ai tavolini all’esterno. I ragazzi romani ringraziano e tornano in piazza. Noi restiamo al bar a chiacchierare emozionati con la barista. Anche lei, donna sulla cinquantina, li aveva identificati, confrontandoli con il volantino del Bands Apart.
Siamo sfacciati, e la mia amica decidere di prendere il suo caffè (dopo due Red Bull che aveva già ingurgitato), e di prenderlo proprio al tavolino esterno, poco più in là di Paul & Friend. Li ascoltiamo parlare pacatamente (in realtà è solo Paul a parlare, voce bassa e distesa, sigaretta alla mano. L’altro si limita ad ascoltare ed annuire). Paul parla di musica, di canzoni, di Busta Rhymes (Busta Rhymes?? Questa alla prossima me la dovrà spiegare). Noi intanto chiamiamo amici e parenti, per spargere la notizia.
Tuttavia non siamo soddisfatti. Vogliamo l’autografo. Siamo già attrezzati, perché a casa speravamo nell’evento: abbiamo carta e penna. Ci alziamo e ci dirigiamo al tavolo. La mia amica imbarazzatissima rivolge ugualmente la parola a Paul “Excuse me… don’t kick me!”, ma Paul è sempre disponibilissimo. Gli porge carta e pennarello, lui le chiede come si chiama, e le scrive il nome, seguito dall’autografo. Finalmente ci presenta il suo accompagnatore: ce lo introduce come Former Dave (si scriverà così?), tastierista in prestito alla band. Già che ci siamo facciamo firmare anche a lui. Stessa procedura per me, stringiamo le mani ai musicisti, diciamo che è un vero piacere conoscerli, e ci si vede allo show.
E scappiamo via, imbarazzati, emozionati, deliziati, estasiati.
